Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura,

ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia è aspra e forte

che nel pensier rinova la paura!

Tant’ è amara che poco è più morte;

ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,

dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.

(Divina Commedia, Inferno, III)

 

Non me ne voglia il Sommo Poeta se ho fatto ricorso al capolavoro letterario di tutti i tempi per descrivere questi giorni grotteschi …ma è stata questa, credo, l’impressione che tutti abbiamo avuto all’inizio di questa pandemia…. Lo smarrimento determinato dalla perdita delle abitudini, il mondo in lockdown, le città vuote…Mentre osservavamo con distacco la Cina che si fermava, considerandoci estranei ed immuni a quel film, siamo passati, nel tempo di un battito di ciglia, da una vita che si articolava tra una scrivania e un pc, un aperitivo post lavoro, relazioni sociali e familiari, coltivazione di hobby ed interessi a “giornate furibonde, senza atti d’amore …. Solo passaggi di tempo” (cit, Fabrizio de Andrè). E per tutti è stata una discesa all’inferno!

Abbiamo fatto, ed ancora stiamo facendo i conti con una vita “parallela”, che ci mette di fronte al dolore, alla solitudine e ci costringe a dare fondo ad un istinto di sopravvivenza primordiale di cui, fino a qualche settimana fa, non avevamo avuto bisogno, almeno non in maniera così globale ed indistinta.

Proprio come dice Dante, diremo delle altre cose che ci abbiamo trovato… ci siamo reinventati, ci siamo scoperti artisti, chef, atleti, ci siamo organizzati per il lavoro da casa, apprezzando il valore dello strumento che, fino a poco tempo fa, molti consideravano la causa dell’alienazione dei rapporti umani: la tecnologia.

Sì, credo che la tecnologia ci abbia salvato… ci ha consentito di tenerci in contatto con nostri cari, di visitare musei, di seguire corsi on line, di continuare a lavorare… ci permette, ribaltando studi sociologici e psicologi, forse per la prima volta, di esprimere noi stessi e continuare a vivere!

Noi di AR Net abbiamo, come tutti, riorganizzato le nostre attività e, ormai da settimane, continuiamo ad erogare i nostri servizi in modalità smart working. Ognuno ha creato un proprio spazio continuando a svolgere il proprio lavoro in collaborazione con i colleghi tramite, appunto, gli strumenti tecnologici.

Le crisi, compresa quella che stiamo vivendo, sono, etimologicamente, delle scelte …. Abbiamo scelto di confrontarci con una nuova modalità di concepire il lavoro, il rapporto tra colleghi e abbiamo, implicitamente, deciso di ridurre le distanze tramite computer, telefono e webcam …. Abbiamo iniziato, ovviamente con il consenso di tutti i soggetti coinvolti, a pensare allo svolgimento degli incontri di mediazione “solo” in telematica e, dopo oltre un mese, possiamo fare un bilancio che, con i limiti imposti dalla situazione generale, possiamo considerare positivo.

La videoconferenza è sempre stata considerata l’extrema ratio per lo svolgimento degli incontri di mediazione; fatte salve alcune materie, si è sempre preferito il contatto umano, la presenza fisica delle persone in una stanza, considerando il filtro imposto da uno schermo un ostacolo all’empatia.

Il contatto umano rimane, ovviamente, da prediligere sempre ma il coronavirus ci ha fatto capire che, non solo la tecnologia mantiene i contatti ma, in questo periodo di estrema difficoltà, serve anche a tutelarci senza fermare le nostre vite.

E non è solo una questione economica… è anche una questione di tempo, di opportunità….

Penso a casi particolarmente complessi, in cui è stato tante volte necessario, nella vita pre coronavirus, ricorrere alla telematica o comunque tenere le parti divise per molto tempo , per molteplici motivi; penso alle mediazioni già avviate, quelle in cui è già in corso una trattativa, in cui il mediatore ha impiegato ore per portare le parti a iniziare a scendere a più miti consigli, a lasciare da parte astio e rancori e ad iniziare a dialogare … ecco, abbiamo scoperto che, in casi come questo, si è rivelato più utile andare avanti con il filtro di uno schermo piuttosto che rinviare a data da destinarsi …. Perché, alla fine, le necessità, i bisogni, i dubbi non lo riconoscono quel filtro e, quindi, lo attraversano …. Certo, utilizzando altri canali comunicativi, ma senza perdere l’efficacia del messaggio.

 

Quello che accade nelle stanze virtuali delle mediazioni è, in fondo, lo specchio di quanto accade nelle vite di ognuno di noi… tutti, in questa fase di sospensione orwelliana della vita, abbiamo continuato a trasmettere affetto, amore, rancori, attraverso un telefono o una webcam….

Non di poco conto è, poi, l’aspetto logistico …. Le videoconferenze ci consentono di mantenere i contatti senza violare le disposizioni ministeriali e tutelando noi stessi e gli altri …. Siamo insieme ma da lontano!

Torneremo, con il tempo e con prudenza, al calore della presenza fisica …. Ma, piuttosto che rimanere in inerme attesa che tutto finisca, cerchiamo di proseguire nella missione sociale che ha la mediazione …. Favorire il confronto tra le parti, ovviamente con gli strumenti che tutelano gli altri e noi stessi …. Il mondo distopico in cui ci siamo ritrovati può trasformarsi, non certo in una utopia, ma in una realtà quanto più accettabile possibile!

 

E quindi uscimmo a riveder le stelle.

(Divina Commedia, Inferno, XXXIV)

 

Dott.ssa Angelapia Schiavone

 

AR Net (Organismo di Mediazione)
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