Costi e vantaggi fiscali nel procedimento di mediazione

 

costi e vantaggi fiscaliC'è chi pensa che il procedimento di mediazione sia costoso e soprattutto meno conveniente per le parti interessate rispetto ad un giudizio in tribunale.  Si sostiene infatti che se si instaura un giudizio in tribunale, la parte istante è tenuta a pagare solamente il contributo unificato, mentre la parte convenuta non debba pagare alcunchè; mentre, se si instaura un giudizio di mediazione, le parti sono tutte tenute a pagare le spese di avvio, anche se una o più parti, non intendano poi entrare in mediazione.

La tesi è illogica  ed anacronistica.

E' illogica perchè contrasta con la ratio dell'istituto. La mediazione infatti è nata allo scopo di deflazionare il contenzioso giudiziario. Renderla più costosa dell'intraprendere una causa, vanificherebbe la finalità stessa per cui è stata introdotta dal legislatore.

E' anacronistica perchè non tiene conto dell'aumento dei costi del giudizio negli ultimi tempi. Basti pensare che il costo di una marca da bollo, è passato da €8,00 ad €27,00 nel giro di qualche anno.

Del pari è aumentato in maniera considerevole il costo del contributo unificato, sia pure commisurato al valore della causa, e non avente un costo fisso. Inoltre in un giudizio alle spese iniziali si sommano le spese di notifica, registrazione della sentenza ecc. Per di più, le spese del giudizio, com'è noto, seguono, di norma, il principio della soccombenza, per cui non è detto che paghi solo chi intraprende una causa.

Fra l'altro, nel valutare l'entità delle spese di soccombenza, il giudice può condannare la parte soccombente a pagare una determinata somma a titolo di sanzione per non aver aderito senza giustificate ragioni alla mediazione, qualora la mediazione sia prevista dalla legge come condizione di procedibilità del giudizio.

Viceversa, i costi della mediazione, di cui all'art 16 del D.M. 180/2010 e sue successive modifiche ed integrazioni, sono comprensive dell'intero procedimento di mediazione.

Inoltre la mediazione si svolge e conclude nel giro di qualche mese, ed è pacifico, per dirla con gli inglesi, che “time is money”.

Anche le parcelle degli avvocati cambiano a seconda che assistano la parte in un giudizio o in un procedimento di mediazione. In caso poi di mediazione volontaria, la presenza dei legali è addirittura facoltativa.

Ma soprattutto, per chi sceglie di risolvere la propria controversia in mediazione, anziché in un'aula di tribunale, è previsto un incentivo fiscale, qual è il credito d'imposta, disciplinato dall'art 20 del D.lgs 28/10. La norma è stata introdotta proprio per contemperare l'onere delle parti di pagare l'organismo di mediazione oltre che i legali che li assistono.

Vediamo allora come funziona detto incentivo.

La disposizione di legge ci chiarisce che chi ha corrisposto un'indennità ai soggetti abilitati a svolgere un'attività di mediazione è tenuto, a pena di decadenza, ad indicare nella propria dichiarazione dei redditi il diritto a ricevere un credito d'imposta. Non appena riceve dal Ministero di Giustizia la comunicazione relativa all'importo del credito, egli potrà avvalersi del credito stesso. In genere, tale comunicazione arriva entro il 30 maggio di ciascun anno. Se giunge successivamente a tale data, il contribuente potrà usufruire del credito d'imposta nella dichiarazione successiva, in compensazione o, se il contribuente è persona fisica non titolare di un reddito d'impresa o lavoro autonomo, in diminuzione delle imposte sul reddito. Il credito non dà luogo ad un rimborso, né costituisce una voce di reddito per le imposte del reddito. Esso è commisurato all'indennità corrisposta per ogni singolo procedimento di mediazione, fino ad una concorrenza massima di €500,00 nel caso di successo della mediazione, ovvero fino ad €250,00 in caso di insuccesso.

Concludendo, quindi, la mediazione è di sicuro economicamente più conveniente di un giudizio!

L'articolo è a cura dell'Avv. Federica Di Fabio, Mediatore AR Net

 

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