I confini della riservatezza

i confini della riservatezzaArticolo a cura della dott.ssa Roberta Farina, Mediatore AR Net.

La riservatezza, che trova la sua fonte normativa negli artt. 9 e 10 del D. Lgs 28/2010, costituisce uno dei pilastri del procedimento di mediazione.

In particolare, le suddette disposizioni stabiliscono un duplice obbligo di riservatezza:

  • “esterno” inteso come divieto, per chiunque prenda parte a un procedimento di mediazione, di divulgare, al di fuori di quella sede, le informazioni acquisite durante lo svolgimento del procedimento medesimo;
  • “interno” nel senso che, per le informazioni acquisite dal mediatore durante lo svolgimento di un incontro personale e riservato con una sola parte del procedimento (sessione disgiunta/separata) vige l’obbligo di riservatezza nei confronti dell’altra parte.

Quanto finora affermato, trova conferma nella giurisprudenza.

Così il Tribunale di Roma, con Ordinanza del 25 gennaio 2016, chiarisce perfettamente il significato dell’obbligo di riservatezza garantendo che “… al fine di consentire l’effettiva possibilità delle parti di poter parlare liberamente senza la remora che eventuali dichiarazioni a sé sfavorevoli possano essere utilizzate nella causa, non si devono verbalizzare (da parte del mediatore) né possono essere propalate da chiunque (compresi gli avvocati delle parti) tali dichiarazioni, che neppure possono essere oggetto di testimonianza et similia…”.

Tuttavia, la lacunosità della normativa in materia di mediazione consente di compiere delle riflessioni circa l’inderogabilità o meno dell’obbligo di riservatezza.

Il primo ambito, in cui sembra sussistere un margine di deroga al principio della riservatezza, è rappresentato dall’incontro informativo.

Con l’introduzione di questa fase, si è voluto porre l’accento sull’importanza della scelta di aderire alla mediazione.

Proprio in questo contesto gli artt. che sanciscono l’obbligo di riservatezza devono essere letti alla luce dell’art. 8 comma 4 bis del medesimo decreto in cui è disposto che “...il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall’articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio”.

Da ciò ne derivano due considerazioni:

  1. È evidente la rilevanza di fornire al Giudice le motivazioni sottese al rifiuto di proseguire nel procedimento di mediazione, per valutare se il rifiuto sia giustificato o no e in quest’ultimo caso applicare la sanzione pecuniaria prevista;
  2. Se l’obbligo di riservatezza deve essere garantito durante lo svolgimento del procedimento di mediazione, sembrerebbe ipotizzabile la possibilità per il mediatore di riprodurre le dichiarazioni rese dalle parti nell’incontro informativo. Ciò perché la normativa sembra considerare l’incontro informativo come una fase a se stante rispetto all’intero procedimento.

Purtroppo la contraddittorietà della normativa, non consente di dare una risposta univoca circa il tema della riservatezza e anche la stessa giurisprudenza si divide su due fronti.[1]

Questa frattura sembrerebbe derivare dal legame intrinseco tra il procedimento di mediazione e il futuro ed eventuale processo. Infatti, in caso di esito negativo della mediazione derivante dalla mancata adesione al procedimento o al mancato raggiungimento di un accordo nonostante il tentativo conciliativo intrapreso, le parti potranno adire le vie giudiziarie per porre fine al proprio contenzioso.

L’unico caso in cui si è certi di non violare tale obbligo è quello in cui la parte che rende una dichiarazione richieda/autorizzi espressamente la verbalizzazione delle informazioni rese durante lo svolgimento del procedimento di mediazione, compresa la fase dell’incontro informativo.

A tale proposito è importante che il mediatore fornisca alle parti, oltre alle informazioni che la legge impone di comunicare nel primo incontro informativo, anche gli orientamenti giurisprudenziali prevalenti in tema di mediazione e applicati nella concretezza dei casi per rendere le parti più consapevoli delle scelte da fare.

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[1] Tribunale di Roma, sezione XIII, dr. Massimo Moriconi, 25.1.2016
Tribunale di Pavia, dr. Giorgio Marzocchi, ordinanza del 26.9.2016

 

 

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