Il nostro Paese, negli ultimi anni, risente di una forte crisi economica che si traduce, rispetto alle aziende e ai professionisti, in termini di ritardi e mancati pagamenti. Questi eventi possono mettere in ginocchio i soggetti creditori che devono correre ai ripari attraverso la pianificazione di modalità con cui ottenere il soddisfacimento dei propri crediti.

Tutto ciò ha portato a un notevole incremento di lavoro per i tribunali e a un conseguente allungamento dei tempi/aumento dei costi per la risoluzione delle controversie.

Infatti, si deve tenere conto che il recupero crediti in via giudiziale presenta tempi ben scanditi dal deposito del decreto ingiuntivo, attesa del decorso del termine di 40 giorni per l’eventuale presentazione da parte del debitore dell’opposizione al decreto ingiuntivo e infine attesa della data della prima udienza di comparizione nel giudizio di opposizione promosso dal debitore in cui sussiste sempre l’alea di non ottenere la provvisoria esecutorietà del titolo.

Queste lungaggini processuali possono essere superate con la mediazione che, pur non escludendo il ricorso all’azione giudiziaria nel caso in cui il tentativo di una definizione bonaria e in via stragiudiziale dovesse fallire, consente di ridurre i tempi (massimo 90 giorni salvo deroga delle parti) e i relativi costi.

Inoltre, l’istituto della mediazione riconosce al creditore una doppia garanzia/tutela:

  • da un lato, attraverso un dilazionamento de debito o un recupero parziale a saldo e stralcio, aumentano le probabilità per il creditore di vedere soddisfatto il proprio interesse;
  • dall’altro lato, in caso di inosservanza dell’accordo preso in sede di mediazione, il creditore potrà agire direttamente nei confronti del debitore, vantando un titolo esecutivo a tutti gli effetti.

Alla luce di quanto detto finora, si può concludere che, la mediazione, nello scenario del recupero crediti, si presenta come la prima e più soddisfacente via da percorrere tenendo conto di altri due elementi che di certo non verrebbero valutati in sede di giudizio.

Infatti, nel caso del procedimento di mediazione, il creditore può venire a conoscenza di informazioni che non sarebbe possibile far emergere in sede di giudizio e che permettono di mettere sul tavolo della “negoziazione” alternative che fino a quel momento non sono mai state prese in considerazione.

Ad esempio il debitore potrebbe avere potenzialità che fino a quel momento erano ignorate dal creditore e che potrebbero tradursi in termini di offrire nuovi servizi e/o prodotti.

Tutti questi fattori aiutano le parti a mantenere la relazione tra le stesse che, superato il momento di difficoltà che sembrava minarla, rappresenta l’elemento essenziale dei rapporti commerciali.

Articolo a cura della dott.ssa Roberta Farina, Mediatore AR Net

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