La Mediazione: un modus operandi, oltre che uno strumento. Il caso del Tribunale di Nola

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Il presente contributo si pone in diretta continuità con il precedente, avente ad oggetto la proposta del Mediatore, esaminata non solo dal punto di vista operativo, ma dei presupposti, in termini di competenza, autonomia e professionalità del Mediatore medesimo. Un caso recente di cui si è molto discusso in quanto possibile archetipo – seppur con dei limiti, di cui si dirà – è l’omologazione, datata 23 ottobre 2018, di un piano del consumatore ex L. 3/2012 presso il Tribunale di Nola, la cui ontogenesi dell’istanza è relativa ad una mediazione delegata ed alla capacità del mediatore di avere una visione di ampio respiro, ponendo strumenti giuridici differenti ma simili nella finalità sociale a servizio del fine comune di deflazionare e degiurisdizionare il contenzioso. Nei fatti, così come sommariamente ricostruiti, la procedura di mediazione demandata traeva origine da un rapporto di locazione tra un soggetto privato e l’Istituto case popolari, in cui la parte conduttrice risultava inadempiente; a cagione di tale morosità, il locatore aveva agito giudizialmente nei suoi confronti. Posto che ai sensi dell’art. 5, comma 2 del decreto legislativo n. 28/2010, in qualunque grado del giudizio, anche di appello e fino alla precisazione delle conclusioni o discussione, il Giudice, «valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti», può disporre l’esperimento del procedimento di mediazione e in tal caso lo stesso diviene «condizione di procedibilità della domanda», la parte debitrice, in seguito all’opposizione al decreto ingiuntivo ed alla relativa disposizione del Giudice adito, aveva presentato istanza di mediazione. Elemento non in subordine, ma dirimente ai fini della trattazione, è la circostanza che al primo incontro informativo la parte invitata non si fosse presenta, non comunicando alcunché. Rileva inoltre che, a fronte del diniego del legale dell’istante di procedere con una proposta del Mediatore in contumacia di parte (come desumibile dagli atti), la parte istante avesse invece illustrato analiticamente la propria situazione, dimostrando non solo fiducia nel Mediatore medesimo – prerogativa, questa, irrinunciabile – ma una volontà effettivamente conciliativa. Il Mediatore riscontrava, infine, una natura non colpevole dell’indebitamento in capo alla parte conduttrice, derivato piuttosto da eventi familiari e personali sopravvenuti ed indipendenti dalla propria volontà; richiedeva, dunque, la nomina di co-mediatori commercialisti al fine di predisporre il piano del consumatore, successivamente omologato. La criticità, ovvero un possibile limite, ut supra, per eventualmente reiterare la fattispecie è che dal 2016 (anno di apertura della mediazione) la prassi dei Tribunali circa la nomina del professionista si è abbastanza standardizzata, delegando all’OCC di competenza territoriale, se presente, la nomina del Gestore della Crisi, ovvero procedendo direttamente d’ufficio. La portata innovativa, tuttavia, esula da questo mero aspetto procedurale: è indicativa della competenza che deve possedere il Mediatore, della crescente necessità di specializzazione per far fronte a casistiche sempre più eterogenee e complesse. La conoscenza di differenti strumenti giuridici, in grado di enfatizzare lo scopo di efficienza economica e sociale, ha consentito al Mediatore di trovare una soluzione efficace, mutando la mediazione in procedura di composizione della crisi. Si tratta di una evoluzione o di una declinazione? Personalmente, propendo per la seconda impostazione, che non riduce la mediazione a mero parte di un iter sequenziale, bensì ne enfatizza le possibilità, concependola quale spazio dialogico e di composizione del conflitto, avvalendosi talora anche di altri strumenti normativi, come in questo caso. Come ho già sottolineato, credo che una componente importante sia stata la relazione Mediatore-parte istante, a testimoniare quanto l’empatia sia pars construens dell’intero processo, consentendo una analisi qualitativa dei debiti come prodromo per l’accesso alla procedura di composizione della crisi ex L. 3/2012 individuata. Oltre a ciò, ritengo utile enfatizzare due ulteriori aspetti, legati l’uno alla mancata proposta del Mediatore, l’altro al comportamento della parte invitata. Sulla proposta, ho già espresso il mio pensiero circa la portata potenzialmente novatrice di tale strumento, in grado di coadiuvare le parti nell’emersione di una possibilità conciliativa, ma anche, soprattutto in caso di contumacia di parte, di imprimere ulteriore cogenza alla mediazione. In merito al comportamento della parte invitata, vorrei soffermarmi sulle conseguenze. Da quanto si desume dagli atti, la medesima parte non si era presentata all’incontro informativo; nella prassi, tale comportamento è solitamente posto in essere da chi ritiene di avere una ragione talmente forte da essere spendibile processualmente. È però anche vero che la mediazione è il luogo simbolico in cui trovare un accordo, in cui idealmente le parti sono disposte a trovare un compromesso, privilegiando altri aspetti. Tale chiusura aprioristica ha portato il Mediatore ad analizzare ulteriormente la tipologia di debiti dell’istante, ritenendo infine percorribile la strada del piano del consumatore ex L. 3/2012, i cui tratti salienti sono: possibilità di rimodulazione e stralcio dei debiti; omologazione da parte del Giudice in assenza dell’approvazione dei creditori. In sostanza, la parte invitata, da soggetto potenzialmente forte della relazione, che, ab origine, ha incardinato un procedimento giudiziale, a causa della obiettiva miopia del non voler entrare in mediazione, si è trovata soggetto passivo di un altro procedimento, sempre con cogenza giuridica, dinnanzi ad un Giudice. Credo che tale fattispecie di collegamento tra la mediazione e le procedure di composizione della crisi – anche alla luce dell’incipiente riforma – possa, dunque, essere paradigmatica non solo per i soggetti indebitati, ma anche per quelli che, tradizionalmente, si percepiscono come più forti nella relazione dialogica (banche, assicurazioni, enti et similia) e, come tali, più reticenti ad entrare in mediazione.

Articolo a cura della dott.ssa Damiana Lucentini, Mediatore AR Net

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