Mediazione ed Accountability in ambito pubblico

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Lo strumento della mediazione, a partire dal primigenio D.Lgs. 28/2010, ha indubbiamente ampliato la propria sfera esistenziale, non solo in riferimento all’ambito giuridico per effetto di una maggior consapevolezza dottrinale – sebbene, dal punto di vista applicativo sia necessaria una ulteriore spinta propulsiva – ma altresì in senso metodologico, necessitando di sempre maggiori approfondimenti per essere un mezzo concreto di risoluzione delle controversie e di composizione dei conflitti che le sussumono.

Nel presente scenario, credo che agli Organismi ma soprattutto a noi Mediatori sia richiesto un successivo “cambio di passo”, ovvero una modalità di approccio professionale che non si esplichi solo in riferimento alle tecniche di mediazione tout court, ma che sia tale dal punto di vista intellettuale, al fine di cogliere gli aspetti veramente peculiari della mediazione e riuscire ad enfatizzarne gli effetti in ambiti, ad oggi, meno consolidati.

La stessa ontogenesi delle parole suggerisce percorsi cognitivi e di approfondimento;  la “medias res” di ispirazione ovidiana, ovvero la narrazione non lineare ma centrata già sugli elementi costitutivi salienti, può essere una interpretazione, ovvero una declinazione ulteriore della modalità con cui il mediatore esplica la propria azione, coaidiuvando le parti affinché emergano obiettivi, priorità e possibili aspetti di convergenza di fini pur partendo da posizioni differenti.

Un contesto in cui gli aspetti giuridici ed i vantaggi economici vanno di concerto con il riconoscimento prioritario delle motivazioni e finalità è quello pubblicistico, che interessa enti locali, aziende e società comunque rientranti nell’area di consolidamento del bilancio pubblico.

Anche tale contesto è stato interessato da un intervento normativo – il D.Lgs. 118/2011 ed in subordine il D.lgs. 123/2011 – di fondamentale importanza, fungendo da traduzione operativa di paradigmi teorici e dottrinali già consolidati, quali il New Public Management ed il Public Value, e definendo in termini di princìpi applicativi il progressivo processo di aziendalizzazione.

Esulando in tal sede da tecnicismi giuscontabili, ciò che è interessante evidenziare è la centralità riconosciuta alla fase non solo di programmazione, ma di responsabilità e controllo nella corretta gestione finanziaria e patrimoniale.

Per effetto di ciò, quello della contabilità pubblica è divenuto un linguaggio ulteriormente complesso e polimorfo, in cui i documenti prodotti debbono perseguire il fine della rappresentazione veritiera della realtà soggiacente; più che mai, il bilancio in ambito pubblicistico non deve essere inteso quale insieme asettico di numeri, poiché tali numeri esprimono scelte, decisioni, priorità, ma anche atti di inerzia.

A voler enunciare il meta-obiettivo della contabilità pubblica, così riformata, è senza dubbio quello dell’accountability, ovvero la responsabilità attribuita agli amministratori di rendere letteralmente il conto dell’impiego delle risorse sia in termini di efficienza ed efficacia, sia di regolarità tecnica e giuridica.

Eterogenee sono le casistiche in cui, a fronte di un ipotetico contenzioso, l’ente pubblico potrebbe ricorrere alla mediazione; basti pensare a situazioni di pretese creditorie da parte di fornitori o dipendenti, con evidenti impatti diretti sul lato finanziario ed economico, ma anche a possibili conflitti con l’utenza, che potrebbero riverberarsi anche in forma di responsabilità non solo pecuniaria ma anche civile o penale per gli amministratori medesimi.

I vantaggi di ricorrere, dunque, alla mediazione sono molteplici: sul piano economico si persegue l’obiettiva riduzione dei costi, in prospettiva comparativa, ove l’alternativa fosse l’incardinamento del giudizio; sul piano sociale, riconducendo una controversia ad una modalità di risoluzione sicuramente più dialogica e meno conflittuale dal punto di vista dei rapporti; infine, nel presupposto stesso dell’accountability,

Citando Adenauer, “Viviamo tutti sotto il medesimo cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte”: se la mediazione è il nostro cielo comune, allora l’ambito pubblicistico è sicuramente un orizzonte che, come Mediatori, dal lato professionale ma anche divulgativo, dovremmo avere.

Articolo a cura della dott.ssa Damiana Lucentini, Mediatore AR Net

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