Per gestire e ridefinire la conflittualità nell’ambito familiare ed accompagnare i “separandi” nei meandri della separazione e del conflitto, in Italia, tra la fine degli anni 80 e gli inizi degli anni 90 è stato recepito l’istituto della mediazione familiare, mutuato dagli Stati Uniti d’America.

Da più di venti anni, i professionisti del settore si occupano del percorso di separazione della coppia e della gestione del conflitto per il raggiungimento di accordi condivisi e responsabili anche e, in primis, per la tutela ed il benessere di figli.

Negli ultimi mesi l’argomento è stato oggetto del Ddl 735, meglio conosciuto come Ddl “Pillon”, rubricato: ”Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità” che prevede la riforma del diritto di famiglia ed è stato, ed è ancora oggi, oggetto di spietati duelli politici in attesa che possa diventare Legge.

Proviamo a capirci qualcosa in più.

Cos’è La Mediazione Familiare?

La Mediazione Familiare si annovera tra gli ADR (Alternative Dispute Resolution) in quanto appartiene agli istituti conciliativi di giustizia “informale” che si propongono come alternativa agli iter giurisdizionali, sia per quanto riguarda il modo di procedere che per quanto attiene ai criteri assunti per decidere. E’ uno strumento destinato a tutte quelle coppie, che stanno decidendo di separarsi legalmente ma anche a tutte le coppie genitoriali non sposate e a tutte le coppie in crisi, anche senza figli, che abbiano beni da dividere e/o interessi comuni e questioni irrisolte da ridefinire.

I principi fondanti della mediazione familiare sono riassumibili in quattro punti: volontarietà del percorso, autonomia dal contesto giudiziario, riservatezza ed autodeterminazione delle parti.

Si può affermare che la mediazione dei conflitti familiari è uno strumento che la coppia ha per ridurre la conflittualità e ristabilire un dialogo costruttivo che vada oltre il conflitto e al di là di tutti i sentimenti distruttivi ad esso legati, così da poter limitare i danni causati ai figli.

Inoltre favorisce un cambiamento, non solo di natura privata, ma culturale in un’ottica trasformativa attraverso la restituzione della responsabilità alle famiglie, ove questo sia possibile e non vi siano abusi o violenza endofamiliare.

 

La mediazione familiare nel Ddl 735

Il primo agosto 2018 il Senatore Pillon ha presentato alla commissione Giustizia al Senato , insieme alla Lega e al Movimento 5 Stelle, il disegno di legge 735 che introduce modifiche al diritto di famiglia, separazioni e affido condiviso e dedica i primi cinque articoli alla Mediazione Familiare e alla figura emergente del Coordinatore Genitoriale.

Obbiettivo primario del ddl 735 è la piena attuazione del principio di bigenitorialità.

La diffusione e discussione del ddl 735 ha acceso un dibattito politico che ha generato molte perplessità rispetto alla bontà del percorso di mediazione familiare, ma ha finalmente posto alla ribaltala la stessa, che ha avuto il riconoscimento sperato. Indubbiamente il ddl 735 ha avuto il valore di aprire una riflessione diffusa sulla mediazione familiare , considerato che ancor oggi non è una professione completamente conosciuta nella sua specificità.

D’altra parte, tale istituto è stato vittima di un grande inganno, forse anche politico, che ha cercato di demonizzarne l’immagine e l’utilità affermandone l’obbligatorietà e sostenendo che sarebbe un ulteriore costo per le coppie che si separano.

I punti controversi del ddl 735 sono: l’obbligatorietà e la non tutela nei casi di illeciti endofamiliari o di abusi.

 

Qualche chiarimento

Rispetto alla dibattuta questione dell’obbligatorietà del percorso mediativo occorre chiarire che non solo la mediazione familiare non sarà obbligatoria strictu sensu in quanto obbligatorio sarà esclusivamente il primo incontro informativo gratuito. Non solo, il passaggio informativo obbligatorio rappresenterà, a mio avviso, un elemento fondamentale in quanto sarà un deterrente per le coppie che si separano e che invece di inasprire il conflitto, avranno la possibilità, attraverso l’ausilio di un mediatore professionista, di raggiungere degli accordi condivisi e che potranno tutelare gli interessi non solo della prole ma di tutte la parti coinvolte nella disputa. Inoltre, le parti avranno la possibilità di risolvere le questioni che le occupano in modo riservato e pacifico.

Non si comprende come mai l’obbligatorietà già normata dal d.lgs. n. 28/2010 in ambito civile e commerciale non sia ancora stata mutuata dal diritto di famiglia che rappresenta il nucleo fondante della società civile e nel quale si esplicano e sviluppano le individualità delle persone ed i particolare dei figli

Rispetto alla paventata ipotesi di aumento di violenze domestiche a causa della mediazione familiare, occorre ribadire che nelle ipotesi di illecito endofamiliari o abusi, la mediazione non è un percorso praticabile, come previsto dall’art. 48 della Convenzione di Istanbul dell’11 maggio 2011. Sarà dovere del mediatore non avviare o interrompere il procedimento di mediazione, certificando la non mediabilità della coppia per la sussistenza di violenze domestiche o abusi in famiglia o in presenza di altre cause ostative.

Inoltre la mediazione familiare ha tra le altre funzioni quella di istruire o riabilitare le parti al dialogo e al rispetto reciproco. Appare plausibile che un sollecito percorso mediativo porterebbe alla diminuzione della carica conflittuale insita nelle contese di natura familiare e, in alcuni casi, potrebbe evitare il suo degenerare nelle violenze domestiche.

In molti Paesi europei ed extraeuropei la mediazione familiare è da decenni una prassi consolidata con risvolti positivi, sfortunatamente in Italia ancora non vi è la piena consapevolezza delle pluralità di benefici che tale percorso mediativo potrebbe addure sia dal punto di vista privato che sociale.

Restiamo in attesa di vedere quale sorte avrà il ddl 735 con l’auspicio che presto, come già avvenuto per la mediazione civile con il d.lgs. n. 28/2010, anche la mediazione familiare possa avere un riconoscimento giuridico e così diventare uno strumento importante nelle mani delle coppie in crisi per poter ridefinire responsabilmente ed, al di fuori del contesto giudiziario, questioni che attengono al futuro benessere proprio e dei propri figli.

I legami familiari hanno carattere permanente e peculiarità intrinseche che non finiscono con la separazione legale, i figli restano e sono il motivo principale per mantenere un dialogo aperto sulle questioni che li riguardano e non solo.

 

Avv. Lucia Distante

Mediatore Familiare – Civile e Commerciale

Coordinatore Genitoriale

 

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